CULTURA

L’Archivio

28 marzo, 2020

Il nostro archivio cresce e diventa sempre più tecnologico, ma il fascino di una velina scritta a macchina continua a emozionarci.

“Gli archivi, intesi come testimonianza dell’attività umana, sono sempre esistiti in quanto l’archivio serve all’uomo per la sua attività quotidiana” (wikipedia)

Non trovate curiosa questa definizione di archivio? Tendiamo, nell’epoca più recente, a pensare all’archivio come un luogo del buen retiro dove lasciare a ingrigire file, fotografie, documenti e tutto ciò che ha perso di utilità quotidiana. Eppure ritroviamo in questa definizione una visione assolutamente viva, essenziale “serve all’uomo per la sua attività quotidiana“. Ora, noi siamo un museo e l’archivio è un organo fondamentale di una simile istituzione ed è normale alimentarlo e dedicargli tempo, ma fermatevi un secondo a pensare a quanti archivi restano segreti, quanto sapere resta nascosto. Ci viene da chiedere se, essenza stessa dell’archivio sia la conoscenza di ciò che esso può contenere e che lo differenzia dall’essere un mero deposito.

La tecnologia e le nuove possibilità che essa offre, hanno permesso di svelare arte, sapere e cultura alimentando una fame di scoperta che non si vedeva da tempo e lo dimostrano i migliaia di accessi che le visite virtuali ai più grandi Musei del mondo hanno registrato in questi giorni di chiusura/clausura. Per questo anche il Museo Fratelli Cozzi sta lavorando da tempo alla digitalizzazione dell’archivio che, presto, sarà disponibile per la consultazione web. Sono 300 i poster digitalizzati, oltre 1000 le fotografie e 10.000 file che sono pronti alla prossima pubblicazione. C’è ancora molto lavoro da fare, ma vogliamo che il sapere sia fruibile a tutti. Ma non temete, non perderemo mai il piacere di accarezzare una velina, sentire il profumo della carta, stupirci nel ritrovare corrispondenza e articoli d’epoca, così come vedete nel video in apertura, dedicato alla 1750. Vi va di rivederlo insieme a noi?

“Sii servo del sapere se vuoi essere veramente libero.”  Lucio Anneo Seneca