Elvira racconta

Elvita racconta… la Matta

22 MARZO, 2017

L’idea di una jeep moderna, robusta, economica che potesse soddisfare le esigenze in campo civile e militare e che fosse un’alternativa alla Campagnola Fiat, venne da Orazio Satta Puliga, Direttore della Progettazione ed Esperienze Alfa Romeo, alla fine del mese di novembre del 1950.

La sua realizzazione fu un vero record di rapidità perché fu progettata in appena tre mesi ed il montaggio vero e proprio realizzato in soli 20 giorni. Dalle prime linee generali, buttate giù da Mario Colucci il 20 gennaio 1951 alla realizzazione del primo prototipo trascorsero meno di nove mesi: un primato che si deve a Giuseppe Busso e alla sua équipe.

Quello che va messo in rilievo di questa vettura è l’introduzione di concetti d’avanguardia a partire dal motore con valvole in testa che girava a 4400 giri, con testa in lega leggera, camere emisferiche. Tutte caratteristiche di un motore modernissimo, di un motore con bassi consumi ed elevata potenza con il minore ingombro ed il minor peso possibili.

La sospensione anteriore è a ruote indipendenti con barre di torsione, ammortizzatori idraulici; quella posteriore con molle a balestra e ammortizzatori idraulici. Il cambio ha quattro velocità, con la terza e la quarta sincronizzate, con riduttore. La trasmissione può azionare, a scelta, solo le ruote posteriori o tutte e quattro. Per le sue doti di robustezza e versatilità fu impiegata anche da reparti speciali della Polizia, come la Celere, e dai Vigili del Fuoco.

la matta sale le scale della Basilica di Assisi

Per la sua capacità di compiere percorsi quasi “impossibili”, l’ingegner Iginio Alessio, all’epoca Direttore Generale dell’Alfa Romeo, rimasto impressionato durante un test effettuato con il collaudatore Guido Moroni, attribuì a questo veicolo il nomignolo di “Matta”

In uno dei nostri incontri in Archivio al quale era presente anche Busso, Moroni mi raccontò che durante le prove di salita e discesa della “Matta” sulla scalinata dell’Ara Coeli a Roma, il colonnello dell’Esercito Ferruccio Garbari, che era alla guida, non gli concesse di provare, dicendogli che era pericoloso specialmente nella discesa. Essendo comunque intenzionato a farlo, Moroni propose a Busso di deviare il tragitto fino ad Assisi, e così non solo fece agevolmente la salita ma anche la discesa, entrambe testimoniate da immagini dell’Archivio Storico Alfa Romeo.

La prima vettura di serie, della quale vennero fabbricate in tutto 2.059 unità, vide la luce agli inizi di marzo del 1952 nello stabilimento di Pomigliano in collaborazione con la società Aerfer (Officine di Pomigliano per costruzioni aeronautiche e ferroviarie) e gli stabilimenti meccanici di Pozzuoli. Fu presentata la prima volta in pubblico il 16 settembre del 1952 in occasione del Gran Premio d’Italia ed il campione del Mondo Nino Farina vi effettuò un giro di dimostrazione.

La Matta ebbe occasione di misurarsi anche in una gara sportiva riportando un notevole successo che riempì d’orgoglio Busso e i suoi uomini. Avvenne nel 1952 alla Mille Miglia, nella categoria dei veicoli militari, caso unico nella storia della celebre gara, nella quale furono iscritte due Alfa AR 51. La mattina del 4 maggio la Matta del capitano Costa e del tenente Verga si classificò prima battendo la Campagnola con 42 minuti di distacco. L’altra, guidata dal tenente Beltramini, era uscita di strada nei pressi di Ancona.

Per festeggiare, l’Alfa organizzò una cena cui parteciparono i vertici dell’azienda e gli equipaggi. Il presidente, Pasquale Gallo, sottolineò la tenacia e la passione dei suoi collaboratori che avevano dimostrato che l’Alfa Romeo era in grado di figurare brillantemente anche in questo tipo di produzione.

Nel mese di marzo, sempre due Alfa Matta furono protagoniste della spedizione effettuata da Leonardo Bonzi in America del Sud. Un percorso avventuroso dall’Atlantico al Pacifico via Mato Grosso e Indonesia di cui è testimonianza un film dal titolo: Magia Verde.

Nonostante l’ottima qualità di questo veicolo, la produzione non decollò, probabilmente per il costo (1.950.000 lire contro 1.600.000 dell’AR 51 della Fiat). L’unica commessa dell’Esercito fu quella dell’agosto 1951, poi prevalse appunto la Campagnola della Fiat.

Delle 2.264 vetture prodotte (comprese le 154 vetture per uso civile, denominate AR 52) ne sono sopravvissute poco più di duecento, molto apprezzate dagli appassionati che le utilizzano nelle competizioni nelle quali sono richieste doti di potenza e stabilità.

Un’ occasione per ricordare una storia leggendaria e tutti coloro che hanno contribuito a creare il mito Alfa ma anche per attrarre e motivare nuove generazioni a tenere ancora vivo questo mito negli anni a venire.