Elvira racconta

Nuvolari, il “Mantovano Volante”

5 LUGLIO, 2017

Elvira Ruocco
Memoria storica dell’Alfa Romeo grazie alla sua ultra ventennale esperienza presso il Centro di Documentazione Storica Alfa Romeo, è entra a far parte del team del Museo e nella rubrica “Elvira Racconta” condividerà curiosità e aneddoti che non si  conoscono o non si ricordano. Ripercorreremo insieme a lei la leggendaria storia dell’Alfa Romeo.

“ …Quando passa Nuvolari la gente aspetta il suo arrivo per ore e ore e finalmente quando sente il rumore salta in piedi…”

I piloti che hanno saputo eccellere e darsi fama sono stati molti , ma solo la gloria di pochi campioni è riuscita a sopravvivere al tempo delle loro imprese, proprio come è successo e succede anche oggi per pochissimi personaggi diventati un mito nei diversi settori dello sport.

Per esempio, le imprese di Zatopek nel campo dell’atletica leggera, quelle di Coppi nel ciclismo o quelle del brasiliano Pelè nel gioco del calcio, resteranno immutate nel tempo.

Lo sport automobilistico, però, esige moltissimo da chi lo pratica perché è più impegnativo e rischioso di qualsiasi altra attività sportiva e questo vale per i campioni di oggi come per quelli del passato. Nella mitologia sportiva, il pilota è un uomo di grande coraggio, con capacità e volontà di lottare, sprezzante del pericolo, capace di domare la potenza della sua vettura , consapevole che la morte in gara fa parte del bilancio preventivo della sua vita.

Fino al 1930, i piloti portavano “la caschetta” o berretto del ciclista, che aveva un disegno a scacchi. Poi diventò obbligatorio il casco e se ne videro di ogni forma e colore. Anche l’abbigliamento era molto formale. Tazio Nuvolari, nella tenuta da corsa era davvero unico, con i suoi pantaloni alla “zuava” di colore azzurro, i maglioni gialli con la piccola tartaruga portafortuna regalatagli da Gabriele D’Annunzio, il caschetto di pelle nera e i sandali bianchi.

Nuvolari. Mai il nome di un campione ha calzato così bene l’epopea del suo tempo. Negli anni Trenta le automobili filavano tra filari di alberi e buche e lasciavano dietro di sé una scia di ammirazione e una cortina di polvere e fumo. Nuvolari era un ardimentoso, tutta la sua vita fu all’insegna del coraggio e del rischio, ma uscì sempre vivo, anche se non sempre illeso, dai più paurosi incidenti che sarebbero stati fatali per chiunque.

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“ …Quando passa Nuvolari la gente aspetta il suo arrivo per ore e ore e finalmente quando sente il rumore salta in piedi…” canta Lucio Dalla in una famosa canzone dedicata al pilota mantovano la cui vicenda umana e sportiva è talmente carica di suggestioni che ci arrivano intatte ancora oggi. La fantasia popolare fece di lui un mito e, a quel piccolo uomo che sapeva dominare i bolidi da corsa come nessun altro, che sapeva guadagnare terreno nelle curve più pericolose, che correva anche quando era ferito, ingessato, e che non si ritirava nemmeno quando spezzava il volante, regalò indimenticabili soprannomi da leggenda: Nivola, Maestro, Il Diavolo, Il antivano Volante.

Anche Gabriele D’Annunzio, che come Nuvolari amava il rischio, ne fu affascinato e volle conoscerlo. S’incontrarono una sola volta, il 28 aprile del 1932, al Vittoriale. Lo testimonia una storica foto che li ritrae seduti sul predellino della nuova Alfa Romeo 1750. Al momento del commiato, D’Annunzio offrì “all’uomo più veloce del mondo, l’animale più lento”.

Era la mitica tartaruga d’oro che “Nivola” volle sempre con sé, come portafortuna appuntata alla maglia gialla da gara, impressa sulla carta da lettere e dipinta sulla carlinga del suo aereo.

Fonte immagine: web

 

“Un’occasione per ricordare una storia leggendaria e tutti coloro che hanno contribuito a creare il mito Alfa ma anche per attrarre e motivare nuove generazioni a tenere ancora vico questo mito negli anni a venire.”