Alfismo

L’Alfa di Fidel?

28 NOVEMBRE, 2016

Nessun giudizio di merito storico-politico, ma certamente non possiamo lasciare nel silenzio la morte di Fidel Castro,  che in questa foto vediamo seduto su una Alfa Romeo 1750 (non sappiamo se fosse sua, ma ci piace pensarlo).

Cuba è stata definita dalla rivista Quattroruote  “un museo dell’auto a cielo aperto” ed effettivamente la memoria corre veloce a un’atmosfera anni ’50, con molte auto americane simbolo di una Cuba licenziosa che aveva conosciuto sotto la dittatura di Batista, un periodo di divertimento esasperato. L’entrata a L’Avana di Fidel Castro a bordo di una Jeep nel gennaio ’59, fu una dichiarazione di intenti emblematica.

Altro importante atto dimostrativo fu il rapimento del pilota Juan Manuel Fangio che vinse il Campionato mondiale di Formula Uno nel 1951 con Alfa Romeo. Un anno che però segna il ritiro dalle corse di Alfa Romeo, dopo gli splendidi risultati del dopoguerra, passerà il testiomone alla Ferrari non prima di aver dato via libera all’Alfa Romeo 159, a seguito di un errore nella scelta degli pneumatici. Fangio conquistò anche un secondo posto alla Mille Miglia con un’Alfa Romeo 6C, nonostante una sola delle ruote anteriori rispondesse ai comandi dello sterzo nella parte finale di gara.

L’Alfetta con cui Fangio vincerà il mondiale nel 1970.

Il rapimemento di Fangio a opera dei “barbudos” ovvero i guerriglieri di Fidel, fu un  atto simbolico, una dichiarazione di rottura netta con i tempi degli sfarzi dove le gare automobilistiche ebbero una grande importanza sociale ed economica. Gli anni ’50 erano indiscutibilmente superati, lasciando posto alla rivoluzione di Castro.

Nel 1970 furono importate a cuba anche 50 Alfa Romeo, chissà che una non sia proprio del Lider Maximo.