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La nostra Gioconda si chiama Giulia!
15 luglio, 2017
“La storia di molte affascinanti e ingegnose icone che raccontano il “Made in Italy” dall’Ottocento ad oggi e che hanno rivoluzionato i più disparati settori merceologici”

Il Museo Fratelli Cozzi partecipa al “Grande gioco dell’industria” nella mostra 50+!, allestito presso il Museo Piaggio di Pontedera. Il percorso espositivo articolato in 50 e più oggetti che hanno fatto la storia del design italiano, scelti dalle collezioni degli archivi e dei musei associati a Museimpresa con la collaborazione di FrancescaMolteni (ndr curatrice della mostra), rappresententa in modo eccelso quello che al Museo Fratelli Cozzi definiamo: “Un racconto chiamato Italia“.

 

Potevamo resistere alla tentazione di presentare la “nostra Gioconda”?

Cosa sarebbe il Louvre senza la Gioconda? E il Museo Fratelli Cozzi senza la Giulia 1600 TI Super Quadrifoglio Verde? È un unicum, per il suo colore e la sua storia. La mitica Alfa Giulia nasce nel 1962, la TI Super l’anno dopo, per gareggiare. Pare sia la stampa di settore a proporre di aggiungere l’inedito colore grigio al pantone delle Alfa Romeo da competizione. “Con questa andiamo alla Scala, non in pista”, rispondono i piloti. La Giulia TI Super viene prodotta per due anni, 501 i modelli, 499 color biancospino, 1 rossa e 1 grigia. Oggi ne sono sopravvissuti una cinquantina, l’unico esemplare rosso è di un collezionista argentino, quello grigio è custodito al Museo Fratelli Cozzi.

“Cosa sarebbe il Louvre senza la Gioconda? E il Museo Fratelli Cozzi senza la Giulia 1600 TI Super Quadrifoglio Verde?”
È Pietro Cozzi a vendere “la Giulia” all’amico C.M., con il quale condivide la passione per le gare di regolarità, ma a un patto. Qualora l’amico avesse deciso di cambiare auto, avrebbe rivenduto la Giulia grigia a Pietro. L’accordo viene sottoscritto il 31 agosto 1964. Il 17 settembre, la Giulia è in concessionaria per il primo controllo in garanzia: in soli 17 giorni, C.M. ha percorso 1.066 Km con la sua Alfa. La Giulia desta non poche perplessità con la sua linea innovativa che traghetta il marchio italiano nel nuovo decennio. Basta design anni ’50 e mito americano, basta linee arrotondate e code allungate. La coda tronca doveva convincere, dati alla mano, anche il pubblico più scettico. La stampa dell’epoca è severa, la rivista Quattroruote scrive: “La linea appare piuttosto sconcertante, poco persuasiva, la coda è troppo elaborata e percorsa da vistose incassature, le finiture non sono all’altezza della classe e del prezzo”. La Giulia TI Super è sottoposta agli studi di aerodinamica del Politecnico di Torino. Le prove nella galleria del vento fanno registrare un coefficiente di penetrazione pari allo 0,34, un risultato sconcertante, comparabile alle prestazioni di una Porshe 911. Da allora si dice che “La Giulia, l’ha disegnata il vento”. Da ammirare, come la Gioconda.