ALFISMO
Una leggenda chiamata Alfa
02 agosto, 2017

Giorgio Langella
Collaudatore Alfa Romeo

Giorgio Langella collaudatore Alfa Romeo, tra i protagonisti dell’evento dedicato all’Alfa 164. Vi aspettiamo DOMENICA 10 SETTEMBRE.

La sua avventura in Alfa Romeo inizia il 16 gennaio del 1957, a soli 14 anni e durerà per ben 36 anni. Come capitava all’epoca, entra in Alfa prendendo il posto del padre che era entrato in azienda nel 1929. Il padre lavorava nella fonderia e sperava per il figlio un futuro diverso, ma sempre in seno ad Alfa Romeo: un futuro da collaudatore.

Giorgio passa dal reparto montaggio al Reparto Corse Autodelta con la mansione di meccanico-elettrattuto. Verso la fine del 1968, entra nel Reparto Collaudo Autovetture. La gavetta d’obbligo dura quattro anni nel ciclo “primo collaudo”, su auto appena uscite dalla catena di montaggio che venivano testate prima sul banco rulli e solo successivamente in pista. Poi arriverà al Reparto Collaudo Qualità Prototipi di serie. Il sogno paterno è sempre più realtà.

Tra il 1986 e il 1990 il lavoro si concentra sull’Alfa 164… ma questa storia l’ascolteremo dal vivo al Museo. Giorgio Langella ha voluto anticipare una “favola alfista” per tutti noi.

 

Foto di Giorgio Langella

Durante i collaudi-test Alfa 164 nel gelido e buio inverno della bellissima Finlandia, molto a Nord, in Lapponia, attraversando piccoli paesi in sperdute località, si potevano vedere e ammirare in mezzo alla grande distesa di neve, piccole casette isolate, colorate in legno, e dai molti colori, dove a ogni finestra c’erano sempre accese piccole luci o candele.
Mi chiedevo il perché di tutte quelle belle luci alle finestre.
Narra una leggenda del posto di molti e molti anni fa che un vecchio Viandante con il suo vecchio cavallo, nel suo peregrinare da un paese all’altro per vendere le sue merci, dovendo percorrere moltissima strada, si ritrovò una notte in mezzo a un bosco mentre imperversava una violenta
tempesta di neve.

“Faceva un freddo terribile, il vento fischiava, gli alberi si piegavano all’ingiù per il vento e per il peso della neve.”

Faceva un freddo terribile, il vento fischiava, gli alberi si piegavano all’ingiù per il vento e per il peso della neve.
Era stanco e affamato il povero vecchio, così pure era stanco e affamato il suo vecchio cavallo. Il vecchio si rivolse al suo amico cavallo e disse “caro amico questo sarà forse per noi l’ultimo viaggio insieme se non troviamo un posto dove ripararci dal freddo e nutrirci”.
Aveva paura, era stremato dal lungo viaggio,  ma quando ormai stava per perdere ogni speranza ecco che vide in lontananza due piccole luci, una rossa e una bianca nel mezzo del bosco. Erano le luci alle finestre di una casetta bianca e tutta in legno.
Arrivato che fu, bussò alla porta e gli fu aperto, gli diedero da mangiare e lo scaldarono al fuoco di un camino.
Portarono il suo cavallo nella stalla al riparo dal freddo e lo nutrirono.

Passò la notte e la bufera cessò. Il mattino dopo, fresco e riposato, partì col suo cavallo verso un altro villaggio.
Era salvo, era stato salvato e a salvarlo furono proprio quei lumini alle finestre di una casa nel bosco.
Si dice che ancora oggi un vecchio con il suo vecchio cavallo bussi di casa in casa per regalare lumini da mettere alle finestre, e ancora oggi, chi si perde nel bosco sa che di sicuro prima o dopo troverà una piccola luce dove alla sua porta potrà bussare e dove di sicuro troverà un caldo rifugio.
Questa è la leggenda del vecchio Viandante e dei lumini.
Finlandia, Rovaniemi marzo 1987
Giorgio Langella