CULTURA

Impresa: motore della Cultura

26 maggio, 2019

“La bellezza coinvolgente, ispirante, accogliente”, se la rivoluzione di pensiero iniziasse da qui e dalle nuove forme di mecenatismo?

E’ vero, il Museo Fratelli Cozzi se ne intende di motori, ne abbiamo oltre 60 sotto i cofani luccicanti delle nostre Alfa Romeo. Ma quei motori, sarebbero (ci scusino gli alfisti) meri oggetti metallici, se non fossero figli dell’ingegno, strumento della passione, veicolo di storia e cultura. Nessuna storia alfista sarebbe epica, se non avesse come protagonista l’umanità oltre allo straordinario mezzo. Così, forti di questa tradizione ed esperienza, pensiamo che anche la Cultura possa essere rombante motore dell’economia e della crescita sociale e non siamo soli in questa convinzione. Anche il gruppo Terziario Donna Confcommercio è sensibile all’Economia della Cultura e dei saperi, cardine del manifesto presentato a Roma nelle scorse settimane. Noi non potevamo mancare.

In occasione del 6° Forum Terziario Donna Confcommercio “Donne motore della ripresa” abbiamo avuto la piacevole occasione di rivedere la nostra amica Filomena Pucci che ha curato la pubblicazione che raccoglie alcune storie di donne e impresa. Un capitolo è dedicato alla nostra Elisabetta Cozzi. Eccone uno stralcio.

“Elisabetta dice che il suo museo è nato per caso, ma nulla accade per caso lo sappiamo, tanto meno le cose belle. L’idea probabilmente era dentro di lei, fin da ragazzina, quando ascoltava suo padre raccontarle la sua passione.

È stato per festeggiare i sessant’anni dalla nascita dell’azienda e gli ottant’anni di mio padre che abbiamo chiesto ad uno studio di architetti di ristrutturare lo spazio in cui era raccolta la collezione. Solo quando ce lo hanno riconsegnato abbiamo visto e sentito cosa era quel luogo. Cosa davvero rappresentava per noi.” Da qui inizia l’osservazione, l’approfondimento e l’intuito: “Sembrava un’idea ambiziosa, forse addirittura fuori luogo. Si poteva fare cultura in un garage?”

Il Museo oggi lavora attivamente con il territorio circostante attivando visite per le scuole e creando appuntamenti che ispirino gli ospiti: letture, workshop, incontri. Accoglie visitatori da tutto il mondo e realizza eventi privati ed aziendali.

Ma anche se amiamo i lunghi viaggi, non scordiamo mai che uno dei nostri motori è il legame con il territorio ecco perché siamo stati onorati dell’invito del Prof. Salvatore Forte a partecipare al 1° Festival della Filantropia della città di Legnano. Ma cosa si intende per “Filantropia”? Lo spiega il Prof. Forte, Presidente della Fondazione Ticino Olona:

“Quando si parla di filantropia si pensa facilmente a personaggi noti a livello mondiale, come Bill Gates, Mark Zuckerberg o Jeff Bezos, che, con importanti versamenti, si fanno carico dei più bisognosi. Anche nella nostra comunità nomi come Talisio Tirinnanzi, Carlo dell’Acqua e Antonio Bernocchi richiamano alla mente azioni meritevoli a favore del territorio e dei cittadini. D’altra parte, negli ultimi tempi la filantropia, restando per sua buona parte in grembo al capitale e agli imprenditori e cedendo parte della sua funzione alla cosiddetta “responsabilità sociale d’impresa”, ha assunto forme più diffuse e vede elargizioni più contenute.
«Quella di cui vogliamo occuparci nel nostro Festival – precisa il presidente della Fondazione Comunitaria del Ticino Olona, Salvatore Forte – è un’altra forma di filantropia che si affianca e si integra con quelle sopra citate. E’ quella che moltissimi praticano senza neanche rendersi conto di essere dei filantropi. E’ la filantropia che è richiamata nello slogan del festival: il farsi carico dell’altro, del nostro vicino, della nostra comunità. Scopo di questa filantropia è la realizzazione della massima felicità possibile di tutte le persone. Dedicarsi agli altri, occupare parte del proprio tempo in attività di volontariato, restituire parte di quello che guadagniamo alla società (che, da parte sua, garantisce anche il nostro benessere) costituiscono tutte forme di filantropia indispensabili alla costruzione e al mantenimento di un mondo più libero, uguale e fraterno».

Il Museo Fratelli Cozzi, ha nel suo dna la volontà di “restituzione al territorio” ed è per questo che, in soli tre anni di attività, ha ospitato più di  500 studenti, più di 10 istituti scolastici e università, ha aderito alle giornate del FAI per la valorizzazione del patrimonio culturale italiano e fa parte di Museimpresa. Inoltre, il Museo è la Casa delle WIP, il movimento sociale e culturale che da 11 anni promuove la comunicazione etica contro gli stereotipi.

“Sono tempi cattivi, dicono gli uomini. Vivano bene ed i tempi saranno buoni. Noi siamo i tempi” Sant’Agostino

Abbiamo parlato di Museimpresa, un’associazione è l’associazione italiana dei musei e degli archivi d’impresa, promossa da Assolombarda e Confindustria. Attraverso la conservazione e la valorizzazione di documenti, materiali iconografici, oggetti, prodotto e macchinari, raccontano la storida dell’impresa e dei suoi protagonisti.  Così come spiegato anche da “Libero Milano” che ha dedicato un esteso articolo all’associazione. Ma quella foto ci sembra di riconoscerla…